Da un punto di vista antropologico per trattare la questione della nuova centralità dei valori archeologici e paesaggistici presenti nell’area industriale siracusana bisogna comprendere, prima di ogni altra cosa, i diversi piani di senso che si condensano intorno a questi “valori”, valori che ben oltre la loro definizione ufficiale, sono il prodotto di trame di interessi che rifrangono una molteplicità di sentimenti di appartenenza, spesso conflittuali, di carattere “segmentario”, “iridescenti” (Palumbo 2006). Se osservati da questa prospettiva, quei “frammenti di paesaggio agricolo”, i “resti archeologici” e le “macerie lasciate dalle industrie” nel territorio siracusano, su cui gli organizzatori del seminario hanno posto l’accento, sono “oggetti malleabili” che, proprio perché rivendicati come beni storico-artistici, archeologici, naturalistici, fanno parte di un campo di azione conflittuale, condizionato non solo dalla storia di sfruttamento economico dell’area, ma anche dalle politiche della memoria e del patrimonio capaci di rinfocolare nel tempo gli interessi locali, regionali, nazionali. Questi oggetti in altri termini suscitano tensioni e passioni intorno al senso da attribuire alla storia, all’identità, allo sviluppo locale.